Assoambiente, a Roma raccolta differenziata dei rifiuti al 45%

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A Roma la raccolta differenziata della spazzatura è solo al 45%. Ma differenziati o no, i rifiuti romani vanno quasi tutti fuori dalla Capitale, perché mancano gli impianti per trattarli. Gli unici impianti esistenti, quelli di Tmb (trattamento meccanico biologico), come quello del Salario andato a fuoco, mandano al riciclo appena il 10% della spazzatura. Il 90% va bruciato o in discarica. E’ il quadro tracciato da Fise Assombiente, l’Associazione delle imprese di raccolta, riciclo e bonifica, basandosi sui dati Ispra.
Nel 2017 a Roma si sono prodotte circa 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti. Di queste, 1 milione sono state raccolte in modo differenziato (45%). La frazione organica, la voce principale, rappresenta circa il 38% (circa 400mila tonnellate).
Seguono carta/cartone con 290mila tonnellate (28%), il vetro con circa 150mila tonnellate (15%) e infine altri rifiuti (imballaggi, legno, costruzione e demolizione, ingombranti).
Oggi la frazione organica viene quasi tutta portata fuori dalla Capitale, dove i sei impianti di compostaggio presenti nel 2017 hanno gestito solo 33mila tonnellate.
I rifiuti raccolti in modo indifferenziato, 1,3 milioni di tonnellate, vengono gestiti principalmente negli impianti di Tmb (trattamento meccanico-biologico). Questi impianti separano alcuni materiali per il riciclo (10% di materiali ferrosi/non ferrosi/plastica e frazione organica biostabilizzata, usata soprattutto per copertura delle discariche) dalla restante parte avviata in parte a recupero energetico come combustibile solido secondario – CSS (38%) ed in parte smaltita in discarica (62%).
Nell’area metropolitana di Roma sono presenti attualmente un termovalorizzatore (Colleferro) e due discariche, che gestiscono circa 12mila tonnellate di rifiuti urbani. Circa 1,5 milioni di tonnellate sono destinate a impianti fuori Regione e 300mila tonnellate sono conferite in Regione al termovalorizzatori di San Vittore (Frosinone).
Nel campo dei rifiuti, Roma soffre per la “mancanza di impianti sufficienti per il trattamento della frazione organica, di termovalorizzatori, di discariche, bassa efficienza dei Tmb, bassa raccolta differenziata, forte vulnerabilità e fragilità del sistema (dipendenza da altri impianti e da intermediari). Nessuna capitale europea oggi è in questo stato, tutte riciclano con risultati più significativi e tutte hanno almeno un termovalorizzatore”. Lo scrive Fise Assoambiente nel suo studio sulla situazione romana, basato su dati Ispra 2017. Il Pacchetto di direttive Ue sull’economia circolare fissa per i paesi membri l’obiettivo del 65% di differenziata al 2035. Se Roma vuole arrivare a questo target, secondo Assoambiente ha bisogno di “4-5 impianti di digestione anaerobica per la frazione umida (capacità media pari a 100.000 ton ciascuno); 1 termovalorizzatore per almeno 600.000 ton (più o meno come Acerra); 1 discarica di servizio a Roma o nel Lazio”. Per l’associazione delle aziende del settore “servono 1-1,5 miliardi di investimento, per avere evidenti benefici: tariffe più basse, energia verde prodotta, sistema sicuro e stabile per decenni”. Per Chicco Testa, presidente di Assoambiente, il rogo del Tmb Salario (dove si trattavano 600.000 tonnellate all’anno) ha cambiato poco la situazione: “Anche prima i rifiuti urbani venivano portati fuori Regione dopo il trattamento Tmb – commenta -. Solo che ci andavano come rifiuti “speciali” (ad esempio combustibile per inceneritori e cementifici). Adesso ci andranno “tal quali”, a prezzi crescenti e con la ridotta disponibilità di altre regioni a prenderli. Se non si corre ai ripari subito, pianificando la costruzione degli impianti necessari e lavorando seriamente sulle raccolte differenziate, la proiezione per i prossimi anni è destinata ad allarmare non poco”.
Fonte: ansa.it

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